Costellazione familiare e disturbi psicosomatici

(Abstract)

Claudio Gerbino e Ruena Ventimiglia hanno elaborato i dati della ricerca condotta per cinque anni su un campione di 240 soggetti, pazienti psicosomatici senza patologie organiche, provenienti da tre regioni del Centro Italia, ai quali sono stati somministrati i test MMPI-2 e SRT (Symptom Rating Test); i dati biografici sono stati raccolti in una scheda approntata presso il Centro KOINÈ, da cui è stata dedotta la "costellazione familiare" dei singoli soggetti; da questa scheda sono stati dedotti anche i punteggi per la compilazione dello "Scoring di Toman", uno strumento messo a punto da Walter Toman per il calcolo dello stress globale ereditato dalla famiglia di origine.
Gli autori della ricerca sono partiti dal presupposto che questo tipo di stress fosse collegato con la tendenza alla somatizzazione e alla conversione dei sintomi. I soggetti del campione sono stati suddivisi in vari sottogruppi: età, sesso, ordine di nascita, configurazione fraterna (di un solo sesso, mista), perdite subite, epoca in cui tali perdite sono avvenute, tipologie di disturbi. Per l'elaborazione statistica dei dati è stata adoperata l'analisi della varianza. Come variabili indipendenti sono stati scelti i fattori fondamentali della teoria di Toman (età, sesso, ordine di nascita, perdite ed epoca della vita in cui esse sono avvenute); tra le variabili dipendenti sono state inserite alcune scale del test MMPI-2 (quelle che secondo gli autori del test indicano la tendenza alla conversione dei sintomi e alla somatizzazione, e quelle più direttamente collegate alla misurazione dello stress), e gli elementi che compongono lo "Scoring di Toman" (perdite, mancata identificazione con il genitore dello stesso sesso, posizioni di conflitto, stress potenziale e stress globale ereditato dalla famiglia di origine).
I risultati più rilevanti sul piano clinico sono i seguenti.
1. I maschi tendono alla somatizzazione più delle femmine.
2. I figli intermedi e ultimi hanno una maggiore tendenza alla somatizzazione rispetto ai primogeniti.
3. I figli unici, rispetto alle altre posizioni di nascita, tendono ad entrare in conflitto nelle relazioni interpersonali e a vivere le situazioni con maggiore stress.
4. I figli unici, rispetto alle altre posizioni di nascita, tendono ad accumulate maggiore stress derivante dalla propria famiglia di origine, e quindi a sviluppare una maggiore tendenza alla somatizzazione.
5. I soggetti che provengono da configurazioni fraterne di uno stesso sesso (sia maschili che femminili) tendono ad accumulare maggiore stress nell'ambito delle relazioni interpersonali, stress derivante dalla difficoltà di identificazione con il genitore dello stesso sesso e dalla situazione specifica di questa tipo di configurazione.
6. I soggetti che hanno subito perdite nel periodo di età 0-6 anni, rispetto a chi non ha subito perdite o le ha subite in età successiva, a causa del trauma vissuto tendono ad affrontare le situazioni sociali con maggiore insicurezza, che a sua volta rinforza lo stress iniziale; questi soggetti presentano una maggiore tendenza alla somatizzazione.
7. Gli adulti (35-60 anni) tendono a somatizzare più dei giovani (15-21 anni).

È emerso un elemento descrittivo di particolare rilevanza, non collegabile direttamente alla costellazione familiare: i soggetti che presentano disturbi gastrointestinali in maggioranza appartengono alla fascia di età 21-34 anni, o sono figli unici, o appartengono a una configurazione di tutte femmine. Un altro dato saliente è che la scala PK (stress post-traumatico) del test MMPI-2 presenta valori molto elevati in tre variabili indipendenti della costellazione familiare (ordine di nascita, configurazione fraterna, e perdite). I risultati mostrano che figli ultimogeniti o unici, o che provengono da configurazioni di un solo sesso, e che hanno subito perdite molto precoci, sono portatori di uno stress legato ad un trauma che in qualche modo è stato vissuto nell'ambito della famiglia di origine. Gli autori della ricerca hanno concluso che determinate strutture familiari possono costituire seri fattori di rischio nella tendenza alla somatizzazione.
Si tratta di risultati provvisori, in quanto gli autori intendono continuare l'indagine inserendo nel modello di ricerca un gruppo di controllo formato da soggetti non portatori di disturbi psicosomatici, presi tra la popolazione generale. Un confronto tra i due gruppi potrà avvalorare le ipotesi formulate nel progetto di ricerca o disconfermarle. 
Gli autori ringraziano le colleghe che hanno collaborato alla raccolta dei protocolli.


Chi desidera comunicare con gli autori può inviare un messaggio a: info@centro-koine.it